"A tu per tu con..."

Raffaella Manieri

Quando hai mosso i primi passi nel mondo del calcio? E’ un mondo in perpetua evoluzione. C’è qualcosa di profondamente diverso nel calcio di oggi?

"A due anni ho preso il primo pallone in mano ed ho iniziato a calciare qualsiasi cosa rotolasse, insomma puro istinto. Dai 5 anni ai 12 anni ho giocato nel settore giovanile dell'UP Arzilla, paese in cui sono nata, in provincia di Pesaro-Urbino, per poi proseguire nel settore femminile. Le squadre in cui ho militato sono: Senigallia, Torino, Bardolino, Sassari Torres, Bayern Monaco, Brescia ed ora Ravenna.

Il calcio, come tutti gli sport, è in continua evoluzione. Per quanto riguarda quello femminile, siamo in un momento storico di cambiamento. Sempre più squadre professionistiche maschili hanno iniziato a sviluppare il settore in rosa. 

Una bambina, oggi, avrà l'opportunità di diventare una professionista domani".

In carriera hai vinto 7 campionati (5 in Italia e 2 in Germania con il Bayern), 7 Supercoppe Italiane e 1 Coppa Italia. Qual è il tuo segreto?

"Il segreto non esiste, è la voglia di migliorarsi, di mettersi in gioco, di sacrificarsi, di crescere, di sognare, di giocare, di esprimersi, insomma voglia di essere... La palla mi incanta, come se fosse una sfera magica, li inizia il feeling ed i miei occhi iniziano a brillare. Capisco di essere nella strada giusta, il battito del cuore tiene il tempo ed inizio a correre. Questo è quello che vivo".

Ci racconti la tua esperienza con la maglia del Bayern Monaco? Quali sono le principali differenze con la realtà italiana?

"La mia esperienza al Bayern Monaco è stata tanto dura, quanto meravigliosa. Sono partita da lacrime di paura, solitudine, allenamenti asfissianti, per poi arrivare a lacrime di gioia, in piazza, in Municipio a Monaco ad alzare lo scudo, davanti a più di 15.000 persone insieme ai nostri colleghi uomini.

Un sogno diventato realtà. Un riconoscimento molto importante e la consapevolezza di aver fatto qualcosa che ha cambiato per sempre la mia vita. E’ stato il completamento di un percorso partito da lontano. Ricordo il primo giorno che sono andata a fare il provino. Ero arrivata lì tutta sola, avevo fatto l’allenamento in silenzio, senza dire una parola, poi me n'ero andata via. Ma era stato bello perché avevo capito di far parte di un gruppo di atlete.

Per quanto riguarda le principali differenze tra la realtà italiana e quella tedesca è che in Germania si è professioniste, quindi si può pensare esclusivamente tutto il giorno alla crescita e al miglioramento del proprio corpo sotto tutti gli aspetti. Da giocatrice diventi atleta. I ritmi e la competitività sono maggiori e questo aiuta molto quando poi in Europa ti trovi ad affrontare le partite che contano".

Quali sono i tuoi progetti per il futuro prossimo? E quelli a medio-lungo termine?

"Ora continuo lavorare sul progetto Pink Arzilla, cercando di dar la possibilità alle bambine di poter far calcio e condividere insieme questa passione. Da quest'anno, inoltre, sarò allenatrice Under 12 del settore giovanile femminile del Ravenna Woman. Ho voluto prendere il patentino UEFA B, per arricchire il mio bagaglio di esperienza calcistica e metterlo al servizio di queste nuove future calciatrici.

Cerco di vivere al massimo il presente, l'ora e l'adesso sono le uniche cose che conosco".