"A tu per tu con..."

Francesca Soro

Partiamo dal ritorno in serie A. Una rincorsa: prima, la vittoria all'ultima giornata nello scontro diretto che vi ha portato allo spareggio; poi, la lotteria dei rigori che vi ha viste vincitrici in un match molto equilibrato. Quanto è stato determinante l'aspetto psicologico? Cosa ha fatto la differenza?

"Nelle ultime due partite disputate l'aspetto psicologico è stato determinante per un buon 70/80%. Specialmente nella prima gara, dove avevamo un unico risultato utile che volevamo fortemente portare a casa. Credo che la differenza l'abbiano fatta, come prima cosa, il modo scrupoloso con cui abbiamo preparato le partite, senza trascurare alcun dettaglio e poi anche la voglia e la determinazione che avevamo di riconquistare la serie A, dopo un girone in cui siamo sempre stati col fiato sul collo della Roma".

 

Dopo la retrocessione in serie B, sei rimasta alla Pink Bari. Cosa ti ha convinto a ricominciare? Come hai vissuto tutto il periodo?

"Credo che si tratti di una serie di fattori. Per prima cosa la voglia di riprendermi ció che avevo perso con questa maglia. Inoltre ho trovato che questa voglia sposasse a pieno il progetto proposto dalla società, aiutandomi a trovare nuovi stimoli, soprattutto da un punto di vista caratteriale. Ciò mi ha permesso di vivere il periodo in maniera serena, anche riuscendo ad affrontare i momenti di difficoltà".

 

Negli ultimi anni a Bari il calcio femminile sta cercando di ritagliarsi uno spazio sempre più importante. Che rapporto ha la città con la squadra? Cosa ti piacerebbe vedere che ancora manca?

"La società è già da anni che lavora sulla sinergia con la città, ma devo dire che questa stagione ha portato un'ondata di entusiasmo che non mi sarei mai aspettata. Far emozionare i tifosi nelle ultime due gare è stato davvero bello e spero che questo entusiasmo possa essere d'aiuto per portare più tifosi al campo ed un maggior seguito".

 

Hai iniziato a giocare a Sassari, poi hai girato per l'Italia e - al di là delle esperienze friulana al Chiasellis e milanese all'Inter - hai sempre giocato dal centro in giù. Casualità, o ci sono motivi che ti hanno spinto in quelle zone? Calcisticamente, che differenze hai notato tra il sud e il nord d'Italia? 

"Le scelte che ho fatto non sono state dettate da fattori geografici, ma devo dire che giocare al sud è particolarmente piacevole dati i fattori climatici e le mie origini sarde. A prescindere da sud e nord, credo che nel calcio femminile ci siano delle mancanze: ad esempio la poca voglia di investire nella crescita  del movimento".