"A tu per tu con..."

Irene Tombola

Dieci giorni fa si è disputato il derby in Coppa Italia. Ci racconti che atmosfera avete vissuto? Cosa vi è rimasto dentro di una partita così tanto sentita e pubblicizzata?

"L’atmosfera è sempre quella di un Derby quindi emozionante, tensione pre-partita, concentrazione durante la settimana per prepararci al meglio, e nonostante avessimo già vissuto lo scorso anno la stessa situazione contro il Verona, ci siamo sentite più preparate e abbiamo affrontato la sfida e cercato di giocare al meglio. Loro sono ad un livello superiore rispetto a noi, perché si allenano tutti i giorni e la maggior parte delle ragazze sono atlete che lo fanno di mestiere, mentre noi ci alleniamo la sera dopo una giornata di lavoro. La differenza si vede fisicamente e qualitativamente, ma possiamo ritenerci più che soddisfatte".

 

L'obiettivo stagionale è la promozione in serie A, campionato che hai già disputato per diversi anni. Hai preferito rimanere anche in serie B anziché accettare proposte della massima serie. Ci racconti cosa ha di speciale questa maglia? Che atmosfera si vive nell'ambiente Valpo?

"L’obiettivo è la promozione, che rincorriamo da quasi tre anni. Quest’anno è più difficile perché ci sono maggiori aspettative rispetto agli altri anni. Vogliamo farcela! Questa maglia è speciale. Nonostante sappia di aver rinunciato a delle opportunità che mi si sono presentate durante questi anni, non mi pento assolutamente della mia scelta. La rifarei altre mille volte, ne vado fiera perché a Verona sto molto bene, la società fa molto per noi ragazze, il clima è sempre positivo e il gruppo fa la differenza".

 

Seppur lentamente, stanno nascendo sempre più collaborazioni con società professionistiche maschili. La tua, la Fimauto Valpolicella, è legata al ChievoVerona. Quali sono gli aspetti che da calciatrice hai modo di riscontrare? Quali i vantaggi che vivi nel quotidiano?

"In primis la visibilità, perché il calcio maschile può dare una grande mano al calcio femminile per farsi conoscere, per far vedere che è uno sport diverso rispetto al calcio maschile ma non ha nulla di meno. A livello fisico c’è differenza tra calciatrici e calciatori ma se le ragazze vengono messe nelle condizioni di allenarsi e di essere seguite in un’ambiente professionale con persone competenti, sicuramente il calcio femminile può crescere. Noi attualmente giochiamo nel campo del Chievo, ci alleniamo con le loro maglie e la collaborazione ci fa molto bene".

 

Stai frequentando il corso Uefa B per abilitarti come allenatrice. Quali sono i tuoi progetti immediati una volta conseguito il patentino? Che aspirazioni hai?

"Il progetto immediato è quello di applicare quello che sto imparando quotidianamente con le ragazze che alleno delle Esordienti del Chievo. Attualmente alleno un gruppo di 20 ragazze dai 12 ai 14 anni, e mi sento di voler continuare con loro questo percorso che ci sta dando molte soddisfazioni. Abbiamo disputato un torneo femminile all’interno delle strutture del Chievo scontrandoci anche con una squadra estera. E’ stata un’ottima esperienza, le ragazze si sono sentite davvero valorizzate. Vorrei continuare questo percorso con queste ragazze e se poi si dovesse presentare la possibilità di insegnare nel settore giovanile maschile… ben venga".