#4chiacchierecon

Elia Legati

⚽️ Pur non essendo facile esporsi al di fuori del campo, quanto conta l’impegno di un calciatore per cambiare le cose che non vanno?
“L’impegno conta tanto. A volte un calciatore non si espone per evitare problemi e per non essere giudicato. Anche gli organi d’informazione tendono a metterci in cattiva luce. Ogni volta che un calciatore prende una posizione più netta ha subito a che fare con il giornalista piuttosto che con il tifoso o la società. Penso sia importante che ognuno di noi esponga le proprie ragioni per cambiare in meglio il nostro mondo. Noi siamo i protagonisti, noi scendiamo in campo. Un giudizio o un’idea che possa cambiare qualcosa, se viene dai diretti interessati, penso possa avere un valore maggiore”.

⚽️ Come vedi il futuro dei campionati italiani? Sta cambiando qualcosa nella valorizzazione dei giovani?
“Sì, qualcosa è cambiato. È aumentata la valorizzazione; più ragazzi oggi riescono ad essere protagonisti rispetto a qualche anno fa. Il problema è che ci deve sempre essere equilibrio: non bisogna esasperare il concetto di valorizzazione dei giovani. Potrebbe risentirne il livello tecnico del campionato. È  un’arma a doppio taglio. E soprattutto è importante non creare illusione nei giovani che si ritrovano in questo meccanismo per cui c’è il bisogno di schierare un numero di ragazzi sotto i 23 anni. Poi questi magari si ritrovano, compiuti i 23 anni, senza squadra e senza un contratto”.

⚽️ Il calcio è un grande veicolo educativo. Pensi che si potrebbe fare di più per mandare messaggi importanti?
“Sì, si potrebbe fare di più. Le iniziative sono poche e anche il tempo a disposizione da parte nostra spesso è poco o utilizzato male. Si sta facendo tanto, ma credo che noi calciatori potremmo fare qualcosa in più. A volte non ci passa per la testa ed abbiamo altri obiettivi, ma nessuno ci supporta ed organizza delle iniziative importanti in cui coinvolgerci. Ad esempio, quando andiamo nelle scuole il calciatore è riconosciuto e spesso viene visto come un modello di riferimento. Purtroppo viene fatto poche volte nell’arco di un anno, anche solamente una sola uscita -  e per riuscire a far passare un messaggio ai ragazzi non è sufficiente”.

⚽️ La tua Pro Vercelli sta andando bene. Come giudichi, fino a qui, il vostro campionato?
“Campionato positivo. È  una squadra che ha cambiato tantissimo a inizio anno, quindi era naturale pagare un po’ questa cosa nella prima fase. Abbiamo avuto un periodo critico tra gennaio e febbraio, ma la società e il mister sono stati fondamentali nel mantenere equilibrio durante questo momento negativo e ci hanno aiutato ad uscirne bene. Ora siamo in striscia positiva, ma mancano ancora alcune partite. Il campionato è ancora lungo. Ma una cosa importante che voglio sottolineare è che abbiamo dato valore a dei ragazzi giovani che arrivano dalla Primavera. Scendiamo sempre in campo con molti ragazzi giovani del ’94, ’95, ’96 e questa è una cosa positiva”.