CIAO TOTÒ
Mondiale 1990, il “nostro” Mondiale, quello delle “notti magiche”, quello di “Ciao” mascotte tanto discussa, degli stadi rimessi a nuovo e della Germania di Lothar Matthäus che si porta a casa la coppa.
C’è Roberto Baggio che consacra il proprio talento davanti al Mondo, c’è Caniggia che beffa Zenga e ci manda alla “finalina” per il terzo posto, c’è Maradona e il suo “hijos de..” urlato in diretta mondovisione per i fischi al suo inno argentino, e c’è quel centravanti sbucato dal nulla, quello con gli occhi “spiritati” che ogni pallone che tocca lo trasforma in gol e che alla fine sarà il capocannoniere del torneo. Salvatore Schillaci, per tutti Totò, palermitano che a Messina trova la sua dimensione calcistica forgiato prima da Scoglio e poi da Zeman, e che con la Juve trova un biglietto per il Mondiale timbrato Azeglio Vicini. In pochi credono in lui, in pochi puntano su quel piccoletto semisconosciuto, in pochi scommettono che potrà essere l’uomo della provvidenza quando dalla panchina subentra a Carnevale e dopo appena 4 minuti stende l’Austria. Un lampo, un flash, e Totò mette in fila Cecoslovacchia, Uruguay, Irlanda per fermarsi solo ai rigori contro l’Argentina e poi mettere il sigillo finale contro l’Inghilterra per un “bronzo” che purtroppo odora di beffa.
Mondiale 1990, il suo Mondiale, perché Schillaci ci ha davvero fatto sognare e ci ha regalato “notti magiche” che non dimenticheremo… grazie di tutto Totò, continua a gonfiare la rete ovunque tu sia.

