Vincolo nei dilettanti
Ci vogliono ignoranti, ci avranno ribelli!
Il nostro articolo inizia con una frase che dice tutto. Sì, esattamente così, nel calcio femminile dilettantistico irpino ci preferiscono ignoranti, meglio non conoscere quelli che sono i nostri diritti di calciatrici, è il modo più semplice per renderci ostaggi. È per questo che ho deciso di raccontare la storia di Alessia Crafa e Carla Borriello, giocatrici alle quali è stato vietato dalla società d’appartenenza, ASD Irpinia Sport che milita nel campionato dilettantistico di serie C calcio a 5 femminile, di svincolarsi.
Le giovani giocatrici ventenni, dopo le divergenze con l’allenatore e con il presidente che avevano loro vietato di poter partecipare alla convocazione per le selezioni della Rappresentativa Campania di calcio a 5, avevano deciso di cambiare aria e di provare nuove esperienze. Tutto assolutamente lecito. Non avrebbero mai pensato, però, che il vincolo le avrebbe portate a smettere di giocare. Infatti, fidandosi della società sportiva, avevano firmato il vincolo pluriennale con la promessa che avrebbero ottenuto lo svincolo con il famoso art. 108 NOIF, l’articolo che permette in sostanza al calciatore di potersi svincolare al termine dell’anno calcistico. Peccato, però, che questo accordo deve essere bilaterale, e la società, per fare un dispetto alle calciatrici che avevano deciso di andare via, per costringerle a rimanere anche controvoglia, non ha firmato l’accordo.
Purtroppo il settore del calcio dilettantistico prevede un vincolo pluriennale fino all’età di 25 anni e sancisce il diritto per tutti i calciatori non professionisti di ottenere lo svincolo per decadenza del tesseramento al compimento del venticinquesimo anno di età (cfr. artt. 32 bis e 32 ter delle N.O.I.F. della F.I.G.C.).
Non volendo tediare chi legge su disquisizioni di tipo giuridico, continuo a raccontare la storia delle nostre giocatrici. Quest’ultime contattano la società per poter essere svincolate ed avere la famosa e tanto attesa liberatoria. Da qui iniziano i problemi: il primo riguardo l’appuntamento, procrastinato vita natural durante, da parte di chi deve firmare questo documento, poi i rinvii, le telefonate a vuoto, gli appuntamenti mancati fino a quando, in cambio della firma, arriva la richiesta, per una delle due ragazze di un accordo economico con la società che in questo modo si rende disponibile a firmare anche un eventuale trasferimento presso un’altra società, trasformando così la calciatrice in un assegno circolare.
Un resoconto senza peli sulla lingua della situazione, che definire “imbarazzante” mi pare il minimo, continuare a far finta di non vedere, come fanno in tanti, non giova a nessuno. Vedere ragazze costrette a guardare per mesi e mesi le partite dalla tribuna, vittime di contese, pressioni e ricatti che poco o nulla hanno a che fare con il gusto e il piacere del “gioco”. Il calcio in genere, ma quello femminile in particolare, è uno sport fatto di sacrifici enormi, spesso, come anche nel caso di Alessia e Carla, fatto per pura passione. Le giocatrici di serie A non sono neppure considerate professioniste bensì “dilettanti”: questo perché la normativa vigente non le riconosce come lavoratrici subordinate o autonome. Ergo: niente stipendi (solo eventuali rimborsi spese), diritti di maternità oppure Tfr. La metà del mondo è donna, ma noi calcisticamente parlando siamo indietro: in Italia sono poche migliaia le calciatrici a differenza, per esempio, della Germania che conta 850mila atlete e non possiamo permetterci di perdere nessuna atleta per colpa del vincolo, ed è per questo che dobbiamo unirci alla battaglia iniziata da Carla e Alessia che hanno deciso di parlare, di non tacere e di ribellarsi alle dinamiche di certe società che trasformano in prassi qualcosa che non ha nulla a che fare con lo sport.
