OCCORRE UNA DIVERSA RIDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE
Il Presidente AIC Umberto Calcagno, ospite della trasmissione “90’ Minuto” su Rai 2, riguardo la nomina di Sara Gama alla vicepresidenza AIC ha evidenziato che “è il risultato di un percorso sia al nostro interno che all’interno della Federazione in questi ultimi dieci anni. Credo che tutto ciò che abbiamo ottenuto, e che ci porterà al professionismo del campionato di serie A femminile dalla stagione sportiva 2022/2023, sia frutto del lavoro dell’AIC, ma soprattutto il frutto della presa di coscienza di una generazione di ragazze che da anni lottano e sono state costrette a fermarsi e a protestare anche con veemenza. Sara è una delle ragazze che al nostro interno ha sempre speso del tempo per gli altri nonostante sia in attività e credo che questo per la nostra categoria sia il vero valore aggiunto”.
Sul momento delicato del nostro calcio, Calcagno ha commentato: “Non c’è calciatore professionista che in questa fase di emergenza non abbia rinunciato a parte dei suoi compensi, la nostra parte l’abbiamo certamente fatta e siamo disponibili a farla, l’importante è che si capisca che i ragionamenti di sistema e tutto ciò che stiamo patendo oggi, non sono soltanto figli del COVID. La mia paura è che, parlando solo di stipendi, non si vogliano affrontare i problemi veri, che sono sul tavolo ormai da una decina d’anni. Probabilmente il nostro sistema calcistico è un passo indietro rispetto ad altri contesti europei, dobbiamo capire quali sono le occasioni che abbiamo perso e soprattutto prendere a prestito questa fase così complicata per fare quelle riforme che non siamo stati capaci di mettere in piedi nel passato”.
“La riforma dei campionati credo sia diventata improcrastinabile” - ha proseguito - “però il problema è che il significato di riforma dei campionati non è necessariamente restringere l’ambito professionistico: il format dovrà essere solo il punto di caduta di una revisione complessiva del sistema. Il nostro è un sistema che negli ultimi 15 anni è cresciuto in maniera esponenziale, però probabilmente ha avuto una crescita che non è sostenibile, quindi dobbiamo coniugare la crescita futura perché ci sono anche prospettive interessanti per i diritti televisivi, non soltanto in Italia ma anche nel contesto europeo. Credo che in un sistema soprattutto sportivo ci dovrà essere una redistribuzione delle risorse e anche un sistema solidaristico diverso rispetto al passato”.
Sul decreto crescita, dove si prevede la possibilità alle società di calcio di ingaggiare con un bel risparmio calciatori provenienti dall’estero, Calcagno ha sottolineato che “abbiamo la legislazione che a partire dalla cosiddetta legge Melandri, quindi ormai da una ventina di anni, distribuisce risorse all’interno del sistema finalizzandole alla valorizzazione dei vivai nazionali, mentre la norma sui c.d. impatriati oggettivamente crea delle storture sul mercato del lavoro, e nel contesto sportivo ancor di più non agevolando i nostri ragazzi ad avere degli sbocchi professionali importanti”.
“Non credo che il tetto agli ingaggi sia la strada giusta” - ha concluso il Presidente AIC - “abbiamo già un’esperienza vissuta per un decennio in serie B con il salary cap che è stata negativa, perché non ha risolto i problemi di sostenibilità ed equilibrio competitivo in quel sistema e ha creato delle storture molto forti: come ben sapete i calciatori di un certo livello non svolgono soltanto la loro prestazione tipica sul campo, ma anche contratti che riguardano prestazioni accessorie quali ad esempio lo sfruttamento dell’immagine. I calciatori hanno comunque dimostrato grande senso di responsabilità: il 70% dei contratti sono stati rinegoziati in questi mesi e del restante 30% molti sono stati addirittura stipulati i primi di ottobre. La nostra opinione è che il sistema vada rivisto nel suo complesso, perché incidendo soltanto sugli stipendi non verranno risolti i problemi di sostenibilità. Mi auguro invece che possa crearsi in questo quadriennio una condivisione di idee e si riesca a mettere tutti serenamente intorno a un tavolo per ragionare come abbiamo fatto in questa ultima fase”.
