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FA Cup 1883: l’anno della svolta

Il 18 agosto è partita la 140° edizione della competizione più antica del mondo: la FA Cup, la Coppa d’Inghilterra, la cui prima edizione si svolse nella stagione 1871/72.

Il calcio moderno, come la maggior parte degli sport di squadra, nasce in Inghilterra con l’iniziale  denominazione di folk football, viene praticato sia nei borghi di campagna che nelle prestigiose public schools che forgiano la classe dirigente britannica e, dopo decenni di incertezze regolamentari ed accanite dispute sulle regole del gioco, viene codificato in due fasi, nel 1848 e finalmente nel 1863 nel corso di una riunione alla mitica Freemason Tavern di Londra.

Nel 1857 viene fondato il primo club, lo Sheffield FC, e nel 1871 parte la prima competizione ufficiale, la Football Association Cup, con 15 club iscritti, che si conclude con la vittoria dei Wanderers di Londra, un club formato dagli ex studenti delle principali public schools inglesi.

E qui la storia si fa interessante, perché anno dopo anno i club iscritti aumentano esponenzialmente da nord a sud ma, nelle prime 11 edizioni, la coppa viene vinta solo da club elitari e puramente dilettantistici, formati dagli ex studenti dell’aristocrazia o dell’alta borghesia britannica che possono frequentare le più prestigiose istituzioni scolastiche inglesi.

Cinque coppe vanno ai Wanderers, due agli Old Etonians (ex studenti di Eton), una agli ex alunni della Oxford University, ai Royal Engineers, ai Clapham Rovers e agli Old Carthusians (ex studenti di Charterhouse), fino al 1883, anno in cui accade un avvenimento imprevisto. 

Nei siti inglesi viene definito il “turning point” della storia del calcio, il punto di svolta, perché per la prima volta un club della working class, il Blackburn Olympic capitanato dall’idraulico Albert Warburton, vince il trofeo.

E non basta, perché la rivoluzione è anche culturale: i calciatori operai dei club proletari cominciano a ricevere dei piccoli rimborsi per compensare le assenze dai posti  di lavoro, una sorta di anticipazione del professionismo, e anche lo stile di gioco è innovativo: i club elitari praticano da sempre il dribbling game, una sorta di 2-2-6 che affida le sorti della partita all’individualismo dei singoli; il Blackburn Olympic vince utilizzando il passing game di derivazione scozzese, uno stile basato sui passaggi da compagno a compagno e che privilegia lo sforzo collettivo e solidale. Il messaggio implicito non potrebbe essere più chiaro.

Un “turning point” dal quale non si tornerà più indietro: i club delle scuole d’elite non vinceranno più e si scioglieranno uno dopo l’altro, mentre con il dominio ininterrotto dei club popolari inizia, incontrastata, l’affermazione a livello globale del calcio come sport di massa e per le masse.  

24.08.20