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Libano, un paese dalla storia antichissima e tormentata come poche altre, eppure anche in questo lembo di terra il calcio è lo sport più popolare e fonte di autentica consolazione.
Gli inizi risalgono al 1908, sotto la dominazione ottomana, quando viene praticato con entusiasmo dai giovani libanesi e non che studiano all'Università Americana di Beirut (AUB), tuttora la più prestigiosa istituzione educativa del Medio Oriente di lingua araba; in seguito, durante il protettorato francese del periodo 1918/1943, un forte impulso viene impresso dai soldati francesi che diffondono il calcio soprattutto presso la comunità cristiana di Beirut.
Nel 1933 viene fondata la Lebanese Football Association, l’anno seguente inizia la prima delle fin qui 60 edizioni del massimo campionato locale e nel 1940, tre anni prima della dichiarazione di indipendenza, la nazionale gioca la sua prima partita ufficiale perdendo 5 - 1 contro la rappresentativa del Mandato Palestinese, la selezione antenata della nazionale di Israele.
Ma il calcio non è solo questo. In un paese composto da molteplici minoranze etniche e religiose (70% circa musulmani, 30% cristiani), segnato da periodi di feroce guerra civile e di confine, il calcio libanese inevitabilmente si distingue per la natura confessionale della maggior parte dei club; come e più che in altre realtà (Glasgow, Belfast), a Beirut quasi ogni istituzione sportiva funge da tassello di un complesso mosaico in cui sono rappresentate e si intersecano fazioni politiche, appartenenze religiose o correnti interne alle religioni medesime.
Nel panorama calcistico libanese di religione musulmana, il club per definizione dei sunniti è l’Al Ansar, mentre l’Al Nejmeh è decisamente più ecumenico in quanto supportato da sciiti, drusi e sunniti; Al Ahed e Shabab sono club sciiti, l’Al Safa è supportato dai drusi.
Nella Beirut cristiana, un tempo maggioritaria ma ora sportivamente parlando in declino, gli armeni sono per Homenetmen e Homenmen, club di successo fra gli anni ‘40 e ’60, i greco-ortodossi per Al Nahda e Racing ed i cattolici-maroniti per il Sagesse.
In Libano il calcio è passione, come dimostra la popolarità del Beirut derby tra Ansar e Nejmeh, ma anche motivo di consolazione, perché in un paese così afflitto da tensioni politiche e religiose il calcio ricopre un ruolo sociale aggiuntivo e contribuisce a spegnere sul campo di gioco antagonismi ben più pericolosi.
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