CIAO MITICO BEC

La scomparsa di Evaristo Beccalossi

Ci sono calciatori che si ricordano per i numeri, e poi ci sono quelli che restano per le emozioni. Evaristo Beccalossi apparteneva a questa seconda, rarissima categoria: quella dei giocatori capaci di accendere il cuore prima ancora del tabellino.

 

Guardarlo in campo era come assistere a qualcosa di irripetibile. Ogni tocco sembrava nascere da un’ispirazione improvvisa, ogni giocata era un atto di libertà, lontano dagli schemi rigidi e prevedibili. Beccalossi non seguiva il calcio: lo interpretava, lo reinventava, lo faceva suo. Era un artista, e il pallone il suo strumento.

 

Non a caso l'avvocato interista Peppino Prisco disse di lui una frase che ancora oggi risuona come una verità assoluta: “Non è Beccalossi che gioca con la palla, ma la palla che gioca con Beccalossi.” In quelle parole c’è tutto: la magia, il talento, la naturalezza disarmante di un campione diverso da tutti gli altri.

 

Ricordarlo oggi significa non solo omaggiare un grande protagonista del calcio, ma anche riscoprire un modo più puro e romantico di vivere lo sport. Perché Beccalossi non è stato soltanto un giocatore: è stato un’emozione. E le emozioni, quelle vere, non passano mai.

06.05.26