"A tu per tu con..."

Laura Fusetti

⚽️ Complimenti per la laurea in Scienze e Tecnologie della ristorazione. Quanto è difficile conciliare calcio, studio e lavoro? Come ti sei organizzata ? Hai dovuto fare delle rinunce ?

"Grazie! Sono davvero contenta di aver terminato. Il calcio è una grande passione che ho sempre anche come valvola di sfogo. Ho sempre cercato di studiare il prima possibile per poter andare a sfogarmi in campo. Il lavoro invece, avendo orari abbastanza flessibili e gli allenamenti alla sera, riuscivo a gestirlo bene anche se, sommando tutto, è stato un po’ stancante".

 

⚽️ Con il Como, la tua squadra, state lottando per la salvezza in Serie A. Da neopromossa avete metabolizzato il salto di categoria? 

"Sì, lottiamo per la salvezza, con i playout che ci attendono. Alcune di noi erano già preparate perché, prima dell’anno scorso in serie B, avevano già fatto 4 anni in serie A. Però, diciamo, il livello tra serie B e serie A è nettamente differente, soprattutto quando incontri squadre come Fiorentina, Brescia e Mozzanica".

 

⚽️ Come hai vissuto la convocazione di Cabrini di febbraio? E' stata inaspettata? Che emozioni ti ha lasciato? E che differenze hai trovato ad allenarti con compagne che fanno parte abitualmente della nazionale?

"La convocazione in Nazionale fa sempre piacere; anche solamente per uno stage è una soddisfazione e ti dà modo di migliorare  per cercare di rimanere nel giro delle convocazioni. Ho incontrato giocatrici di Brescia, Fiorentina e Mozzanica. Ad allenarsi con loro si nota che hanno una marcia in più. Per me sono modelli da seguire, sia le giocatrici più giovani sia quelle più grandi perché hanno tanto da insegnare. È stata un’esperienza che mi ha anche fatto vedere da vicino la differenza tra chi riesce a giocare quasi come professionista e chi lo fa per passione. In Nazionale c’è uno staff completo, sempre disponibile ad aiutarti: mi è sembrato di essere tra i professionisti".

 

⚽️ Hai vinto un Europeo nel 2008 con l'under 19, un risultato storico. Alcune delle protagoniste hanno smesso di giocare preferendo il lavoro al calcio (considerata la precarietà), altre continuano con una carriera di altissimo livello, altre si collocano in mezzo. Secondo te da cosa dipende? Nel tuo caso come si è evoluta la situazione e che priorità ti sei data?

"Grazie! Onestamente penso che molto dipenda dalle disponibilità che ognuno ha. A livello di calcio femminile, ora come ora, non si può ancora vivere. C’è chi lo prende come un divertimento e quindi ad un certo punto decide di smettere; c’è chi invece ha una grossa passione e fa il possibile per portare avanti il sogno di giocare a calcio ad alto livello. Vedendo le mie vecchie compagne c’è chi, come Alice Parisi, ha fatto un’ottima carriera e chi invece si è trovata a dover prendere una scelta tra lavoro e calcio. Io personalmente fino ad ora ho sempre messo il calcio al primo posto. Ho avuto il sostegno dei miei genitori che mi hanno sempre spronato a far meglio. Finché potrò, cercherò di giocare perché, per me, è una passione davvero grande".

 

⚽️ Se ti proponessero un lavoro a tempo determinato che ti piace o la possibilità di andare a giocare all'estero, sapresti cosa scegliere?

"Giocare all’estero è un sogno per noi calciatrici italiane. Proverei quindi ad inseguire il sogno e poi, eventualmente, vedere cosa il futuro riserba per me".