"A tu per tu con..."

Fabiana Costi

⚽️ Tua mamma Alda è stata tra le pioniere del calcio femminile italiano. Quanto è stata importante la sua vicinanza? Quali gli aspetti in cui hai capito che avere una mamma con la tua stessa passione è stato di aiuto o di ostacolo per la tua carriera? E perché?
Da piccola praticavo diversi sport. Ho scelto il calcio perché volevo stare vicino a mio fratello, così ho convinto mia mamma a mandarmi alla scuola calcio con lui. Quando poi sono passata alla Reggiana, lei mi è stata sempre vicina e, nonostante fosse impegnata con il lavoro, mi ha sempre accompagnata. Non è mai mancata ad una mia partita e posso dire che è la mia fan numero 1. La sua presenza è stata ed è tutt’ora molto importante per me, non mi ha mai ostacolato nella mia più grande passione.
  
⚽️ Hai giocato, vincendo trofei, in società blasonate come la Torres e il Brescia. Cosa significa adesso per te giocare nel Sassuolo? Che differenze hai notato? Che aspettative ci sono?
Finalmente si sta esaudendo un sogno per noi calciatrici italiane, perché anche il calcio maschile si sta interessando all’universo femminile in campo. Dalle piccole difficoltà che ci sono sempre state, adesso pian piano si sta arrivando a fare calcio ad alti livelli.

⚽️ Stai realizzando tantissimi gol. Inedito, perché in carriera poche volte hai giocato in attacco. Credi che possa diventare il tuo ruolo definitivo? Da bambina lo ricoprivi... che sensazione provi a vedere la palla in rete?
Io sono nata come esterno d’attacco, poi nell’arco della carriera sono “retrocessa” fino a difensore laterale, ricoprendo tutta la fascia. Non so se sarà il mio ruolo definitivo, sono a disposizione in base alle esigenze di squadra.
Credo che stia poi all’allenatore capire le potenzialità delle calciatrici ed utilizzarle al meglio.
Io cerco sempre di sfruttare ogni occasione, in qualsiasi posizione giochi, per dare il massimo per la squadra.

⚽️ Ti sei laureata in Scienze Motorie con una tesi sul recupero degli infortuni. Con l’esperienza maturata sui campi e le conoscenze acquisite, cosa pensi si possa migliorare negli allenamenti per prevenirli?
Nel calcio femminile non c’è molta prevenzione. Si dovrebbe dedicare ad essa una parte extra allenamento e purtroppo il tempo disposizione è poco. La parte di prevenzione che è molto importante andrebbe effettuata nel pre-allenamento. Sono aspetti che purtroppo vengono tralasciati.
La donna rispetto all’uomo ha una fisicità diversa, e anche nella mia tesi di laurea, che verteva sulla ricostruzione del legamento crociato, sottolineo che sono molte le sfaccettature che andrebbero approfondite in fase di allenamento per poter migliorare la gestualità come l’atterraggio dai salti e i cambi di direzione.

⚽️ Con l'AIC ogni estate partecipi ai “Mondiali antirazzisti”. Che esperienza è? Come ti trovi a giocare in una squadra mista in un contesto multiculturale?
È un’esperienza molto bella e davvero molto ricca. Oltre allo sport emerge anche il lato umano e di condivisione con altre culture diverse dalla propria. Durante l’estate spesso faccio tornei misti e questo mi piace molto perché mi permette di interfacciarmi con varie realtà e crescere molto.