Il pallone racconta: Roberto Baggio

Il “Divin Codino” compie 50 anni

Dunque facciamo un gioco, celebriamo Roberto Baggio e i suoi 50 anni alla cieca, senza controllare nulla, nulla di nulla. Senza quasi rileggere.
“Dino, Roberto, gol”. Bruno Pizzul, mondiale americano, del ’94. “E segna, segna Roberto Baggio”. Servirebbero punti esclamativi in serie per raccontare l’entusiasmo del grande telecronista attorno questo grande personaggio. Il “Divin Codino” di Caldogno, Vicenza, è stato anche un filosofo, quasi, nell’apparizione a Sanremo di qualche anno fa, da Fabio Fazio.
Baggio è stato il più grande calciatore nella storia d’Italia. Molto più continuo rispetto a Paolo Rossi e agli altri piazzati nella classifica del Pallone d’oro.
Certo, Paolo Maldini, forse, ma si sa che i difensori o i portieri come Buffon e Zoff hanno meno popolarità.
Chi scrive ha una teoria precisa, non c’è stato paragone fra Roberto Baggio e Alex Del Piero, ma in Nazionale Baggio ha avuto poco spazio, tre Mondiali e nessun Europeo, anche perché nel ’92 l’Italia non si qualificò.
Alessandro, invece, è sempre stato coccolato dagli allenatori, per questo è sempre andato d’accordo con tutti. Roby, dal canto suo, ha litigato con tanti. Sacchi e Ulivieri, Capello e Lippi. Baggino, come lo chiamano a Firenze, aveva classe da vendere, era un piacere vederlo giocare, dai 16 in su.
Gli infortuni alle ginocchia, i tormenti anche personali, la fede trovata nel buddismo. Baggio era un’esclusiva del Tg1, stavolta è di Mediaset Premium, per il mezzo secolo.
Baggio è qualcosa di incredibile, è stato davvero tanto, classe e anche potenza, con quei muscoli accentuati, soprattutto da giovane.
Baggio è stato più grande ma meno longevo di tutti, era meno personaggio, certo non battutista.
Ama la caccia, appare poco, ha come manager Vittorio Petrone che altrettanto poco appare.
Baggio è stato Vicenza e Fiorentina, Milan e Inter, Brescia. Brescia, piaceva tanto a Gino Corioni, un grande.
Baggio è stato il numero 10 della nazionale di Vicini, ma avrebbe potuto essere titolare già a Messico ’86, magari era infortunato, ma aveva la stoffa, l’ha sempre avuta.
Baggio meritava di essere capitano dell’Italia a lungo, com’è stato Maradona per l’Argentina, perché l’incidenza era quella, invece tra infortuni e indisciplina tattica e comportamentale Baggio ha sempre fatto ciò che voleva, in campo e in spogliatoio.
Avrebbe potuto essere azzurro dall’86 al 2004, quando si ritirò, invece… Niente record di longevità in Nazionale, fa quasi tenerezza con i capelli canuti.
Il Codino lo tagliò nel ’98, ci pare, bei tempi.
Grande Roberto Baggio, grande persona, anche.
C’eravamo, a Parma, quando diede l’addio al calcio.
Grazie di tutto, caro Roby. All’estero, crediamo, sei ancora più amato.
Felicità, per i tuoi 50 anni.
Gran traguardo.

Vanni Zagnoli