#4chiacchierecon

Stefano Sorrentino

 200 in A con il Chievo, un traguardo importante per un “senatore” della massima serie. E sei, complessivamente, ad un passo dalle 300 in A… 

“Non mi sento un senatore… mi fa strano. Nell’ultima giornata di campionato, anagraficamente, sono stato il giocatore più vecchio della Serie A. Mi ha fatto piacere raggiungere un traguardo importante. Quando uno sogna da bambino di giocare in Serie A e riesce a realizzare il suo sogno è davvero una cosa bellissima.

Mi è venuto anche un pizzico d’ansia perché mi accorgo, guardandomi indietro, di aver fatto tanta strada e sono ben cosciente che tra un po’ finirà. E per chi, come me, ama questo lavoro e questo sport con tutto sé stesso, c’è un po’ di amarezza ma allo stesso tempo, ovviamente, sono contento di festeggiare questi traguardi." 

 

⚽ Quante cose sono cambiate dai tuoi esordi? 

Dall’inizio della mia carriera il calcio è cambiato molto. L’ultimo esempio è il VAR. Può certamente essere utile, anche se mette un po’ di ansia: ogni volta che succede qualcosa in campo, ci si guarda tutti cercando di capire se verrà o meno utilizzato. Può servire anche se in questo inizio di campionato le decisioni sono un po’ lente. In alcune situazioni è stata usata e in altre, magari simili, no. Ci deve essere coerenza nell’utilizzarla. Ci sono stati anche lunghi stop di gioco, come successo anche recentemente, che possono complicare le partite, soprattutto nei mesi invernali. Nelle ultime giornate di campionato, quando tutti giocano in contemporanea, potrebbe essere un fattore che complica un po’ l’andamento naturale delle partite."

 

⚽ Ci racconti il tuo esordio in Serie A? Che ricordo hai?

"Me lo ricordo benissimo, come poterlo dimenticare… Fu in Lecce-Torino (stagione 1998/1999), venivamo da diversi risultati negativi. Diluviava. Era arrivato il mio momento perché Luca Bucci, il portiere titolare, era stato squalificato per due turni. Avevo paura perché al mattino girava la voce che la partita sarebbe potuta saltare a causa dell’impraticabilità del campo. Poi, invece, è andata bene. Ho giocato e abbiamo portato a casa un punto importante. Ero davvero felice, anche della mia prestazione contro una concorrente per la salvezza. Il mercoledì immediatamente successivo giocai titolare anche in casa contro il Parma nel turno infrasettimanale.  Era il Parma di Cannavaro, Frey, Thuram, Di Vaio. Un Parma fortissimo. Vincemmo 1-0. "

 

 Figlio d’arte, anche grazie a tuo padre hai scelto il ruolo di “portiere”?

“Mio papà è un ex portiere ma non mi ha mai allenato né spinto a giocare in quel ruolo. Appena potevo andavo con lui al campo e mi mettevo dietro la porta ed essendo un vero “malato di calcio” cercavo di apprendere il più possibile.

 Iniziò tutto per caso. In realtà io giocavo come attaccante all’inizio. Avevo 11 anni quando durante un torneo a cui partecipammo, mancavano i portieri e l’allenatore dei giovanissimi del Bologna, l’ex portiere Rino Rado, mi disse di andare in porta e che, considerando che mio padre giocava in quel ruolo, qualcosa di buono avrei potuto fare anche io. Accettai avendo avuto, in cambio, la fascia da capitano. 

Vinsi così il premio come miglior portiere del torneo e da lì iniziò la mia vita tra i pali."

 

Lo scorso marzo è uscita la tua autobiografia. Come è nato questo progetto?

"L’idea è partita da Marco Dell’Olio, giornalista di SKY. Siamo amici e, durante una vacanza insieme, sotto l’ombrellone mi lanciò questa sfida. “Partiamo dal tuo sogno da bambino, fossi in te parlerei della tua vita privata – mi disse - tu eri un bambino con un sogno che voleva fare il calciatore in Serie A”. Era un venerdì. Gli dissi: “trovami la casa editrice prima della partenza (domenica sera) e lo scriviamo insieme. Il ricavato dovrà andare totalmente in beneficenza”. Ci mettemmo così al lavoro. Abbiamo passato interi pomeriggi a registrare, scrivere, cercare fotografie. Non è stato semplice ma è stato divertente e interessante. Per quanto riguarda i profitti derivanti dalla vendita, la sua parte è destinata alla ricerca contro la fibrosi cistica e la mia alla scuola calcio “Insuperabili”. 

Giusto ieri Marco mi ha detto che abbiamo superato le 1000 copie vendute. Poche o tante che siano, mi ha fatto molto piacere."