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05.01.2010
Campana sulla sosta invernale
Dopo il duro attacco di Feltri, la replica del Presidente dell’Aic che non ha dubbi: “E’ una questione culturale: da noi le feste natalizie si trascorrono a casa, nel calore della famiglia”


In campo, con la maglia del Vicenza, era abituato ad attaccare. Cosa inevitabile, del resto, per un centravanti. Stavolta, invece, l’avvocato Sergio Campana è chiamato a difendersi dal duro intervento di Vittorio Feltri: in una rubrica pubblicata ieri su “Il Giornale”, infatti, il direttore del quotidiano milanese ha criticato pesantemente Campana e l’Associazione Italiana Calciatori da lui presieduta. L’Aic, tra l’altro, ha la sua sede proprio a Vicenza. La pietra dello scandalo è rappresentata dalla sosta dei campionati per le feste natalizie, che secondo Feltri costituisce l’ennesimo privilegio accordato ai giocatori, per i quali Campana avrebbe “rivendicato il diritto al panettone con annesse settimane bianche”.
Non solo. Nello stesso articolo, l’avvocato bassanese viene sarcasticamente accusato di essersi “inventato” il sindacato dei calciatori quarant’anni fa pur di non dovere “lavorare sul serio” una volta appese le scarpe da calcio al chiodo, e di avere da allora “rovinato la categoria, riducendola al rango di gregge”, occupando a vita la “cadrega da leader”.
Alla consueta vis polemica di Feltri, Campana ribatte con pacatezza ma senza cercare giri di parole: “Il direttore del Giornale - è il suo esordio- parla di cose che non conosce, e per questo sbaglia su tutta la linea. Le sue accuse non mi toccano minimamente perché sono fuori luogo, palesemente inconsistenti e partono da presupposti del tutto sbagliati”.

Iniziamo dalla questione della sosta: è davvero un “bonus vacanze” per i giocatori italiani?
“Prima di tutto, non è vero che ci si ferma solo qui in Italia: i campionati sono sospesi anche in Germania, in Francia, in Spagna, mentre si gioca solo in Inghilterra”.

Quindi le vacanze...
“La pausa non serve per mandare i giocatori in settimana bianca, ma per evitare loro il serio rischio di infortuni su terreni ghiacciati, e per non costringere gli spettatori ai disagi provocati soprattutto in questo periodo da stadi ormai vecchi e inadeguati”.

Molti appassionati in questi giorni si sono “buttati” sul calcio inglese…
“In Inghilterra si gioca perché lì ci sono impianti moderni, coperti e riscaldati, e per una diversa tradizione culturale: da noi le feste natalizie si passano a casa, nel calore della famiglia, non credo proprio che a Santo Stefano avremmo stadi pieni…”.

Dunque con la sospensione del campionato non ritiene di aver garantito l’ennesimo beneficio ad una categoria già di per sé “privilegiata”?
“Io da solo non ho ottenuto mai nulla, perché non sono un dittatore, né un comandante, ma uno dei rappresentanti democraticamente scelti dai calciatori: l’Associazione opera sempre per conto dei suoi oltre cinquemila iscritti, e non certo per rispondere ai miei desideri, E poi l’equivoco della “categoria privilegiata” è talmente vecchio che mi sembra strano doverlo ancora una volta smentire: il 99 per cento degli interventi dell’Aic, infatti, serve per difendere i diritti delle migliaia di calciatori delle categorie minori che magari da sei mesi non prendono uno stipendio, o che a fine carriera faticano a mettere insieme una pensione. I milionari sono solo una ristrettissima minoranza”.

Come risponde all’accusa della sua “eternità” alla guida dell’Associazione?
«Mi viene solo da sorridere: questo semmai mi pare un problema dei calciatori, saranno pur liberi di eleggere il loro presidente, o deve sceglierlo qualcun altro per loro, magari Feltri? Tra l’altro, non è vero che mi sono inventato io il sindacato quarant’anni fa: io ero riuscito a diventare avvocato mentre giocavo, e dunque a fine carriera ero pronto ad avviare la mia professione, che ancora oggi continuo ad esercitare. Il lavoro, insomma, non mi mancava e non mi manca Ho solo messo la mia competenza al servizio di alcuni miei colleghi della Nazionale, come Rivera, Mazzola, Bulgarelli e De Sisti, che sentirono l’esigenza di creare un’associazione per difendere i diritti soprattutto dei loro compagni meno famosi e meno ricchi”.

Da allora ritiene di avere “rovinato la categoria”, come dice Feltri?
“Sono certo che l’Associazione in questi quarant’anni abbia raggiunto risultati molto importanti: dal diritto di voto per i calciatori in seno alla Federazione, all’indennità di fine carriera, passando per i contributi pensionistici e la possibilità di svincolo al termine del contratto. Da parte mia, mi sono sempre impegnato per dare al meglio il mio contributo: il fatto che anche oggi in molti mi abbiano chiamato per esprimermi la loro stima, il loro apprezzamento e il loro affetto significa che forse qualcosa di buono ho fatto anch’io... ”.


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